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Scoprendo, inoltre, che il prezzo del greggio viene determinato da Platts, una compagnia americana fondata nel 1909, che oggi fa parte del gruppo McGraw Hill.
Il suo business è quello di determinare il prezzo di mercato delle principali materie prime raffinate, quali benzina, gasolio, metalli, energie elettrica, carbone, etc. etc. Tanto per dare da pensare ai teorici del complotto, l’agenzia di rating Standard & Poor's è anch’essa detenuta dalla McGraw Hill ed è dunque strettamente legata all’indice Platts.
Di seguito, il testo dell'articolo pubblicato oggi a firma di Pier francesco Borgia.
Roma - Sono bastate le prime indiscrezioni suldecreto legge riguardante la «liberalizzazione» dei benzinai per far cantar vittoria alle associazioni dei consumatori. Eppure i conti non tornano. E forse gli stessi paladini
del cittadino dovrebbero rivedere al ribasso i loro sogni di risparmio. Abbiamo infatti scoperto grazie al web che alcuni giovani blogger partendo dagli stessi numeri sono arrivati a conclusioni affatto differenti. (...)
Eppure queste associazioni, così come lo stesso governo che ha pensato il decreto, non si accorgono che scorporando il costo della benzina si può capire come il margine su cui andrà a incidere la liberalizzazione sia troppoesiguo per far cantar vittoria.
Ci hanno pensato due ragazzi pugliesi a verificareogni singolo dato e i loro risultati sono finiti su un blog, cliccatissimo in queste ore. Ulrico Viganotti e Federica de Benedetto hanno pubblicato su vivendolapuglia.blogspot.com un’indagine che dà un’idea concreta dei futuri effetti di questa liberalizzazione.
I due giovani economisti dividono i costi in «industriali» e «fiscali». La prima categoria viene a sua volta divisa in materia prima e margine lordo. Il primo è il costo delcarburante raffinato secondo le quotazioni di
Borsa(in dollari). È da quello che partono le compagnie per fare il loro prezzo. Mentre il margine lordo copre tutte levoci della filiera della distribuzione.Ebbene i costi fiscali gravano per il 59,31%. Mentre il costo della materia prima è pari al 33,48%. Quindi, spiegano i due giovani blogger, gli effetti della liberalizzazione di Monti si produrrano sul restante 7,21% del margine lordo. E la conclusione dei due giovani economist ipugliesi è più pessimista rispetto agli urrà dei paladini dei consumatori. «Di quanto mai potrà essere ridotto il costo della benzina se agisce su questo margine lordo del 7,21%?Ad essere ottimisti si può ridurre il costo fino al 4%. E cosa si otterrebbe? Un misero risparmio di 7 centesimi al litro!» Non considerando, poi, che questa «deregulation» spingerebbe molte stazioni di servizio a favorire i self service, riducendo il personale con gravi conseguenze sull’occupazione.

"...i due giovani economisti"
RispondiEliminaQuindi tu sei una economista?
Bravissima
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