Distesa di papaveri nell'estate salentina

Distesa di papaveri nell'estate salentina
fotografia di Simone Massafra

martedì 3 aprile 2012

Art. 18? Vorrei facilitazioni nell'assumere, non nel licenziare.



Quando mi sono laureata, ho deciso subito di affrontare il momento di crisi economica nazionale di petto.
"Il lavoro me lo creo", mi sono detta, cucendolo su misura in base alle mie doti e difetti, scegliendo le persone con cui lavorare e con cui condividere la vita.

Meraviglioso, ma difficoltoso.

Fondare una piccola società da zero non è facile e lo è ancora meno in questo momento storico.

Ma non me ne lamento, tornassi indietro mille volte intraprenderei la stessa strada.

Scegliere di fondare un'azienda, significa anche volersi prendere cura delle persone che vi lavorano all'interno.

Oggi, vorrei assumere a tempo indeterminato chi lavora con me, per profonda stima e anche per l'affetto che si è instaurato gioendo e soffrendo gomito a gomito ogni giorno, ma il costo del lavoro in Italia è insostenibile.

Presidente Monti, superiamo la riforma dell'articolo 18 ed iniziamo a parlare di riduzione del costo del lavoro.

Questo è un tema che inciderebbe concretamente sull'occupazione.



15 commenti:

  1. Edoardo Giovanni Raimondi03 aprile 2012 19:26

    Vero, ma il nodo è sempre quello. È innegabile che il rapporto di lavoro debba rinnovarsi. Tu assumeresti?

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  2. Sì, oggi assumerei subito, se costasse meno.

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  3. Federica abbiamo bisogno di una profonda riforma.
    Invece, finirà come per le liberalizzazioni.

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  4. Ma ancora pensi che questo governo ascolti le reali esigenze del Paese?

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  5. Puoi dire quello che vuoi con quegli occhi...

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  6. Nicola Battista03 aprile 2012 20:11

    Perfettamente d'accordo.
    Più che tassati siamo tartassati, anche se non si paga l'intero stipendio di un dipendente in tasse allo stato, fortunatamente.
    Ma per avviare una attività ci vuole molto più di "stringere i denti", hai addolcito un po' la cosa. :)
    Confermo la concezione di impresa, ormai, come famiglia, dato il legame anche affettivo tra datori di lavoro e dipendenti e ne ho visti di esempi. Alle volte accade che licenziare è necessario per l'attività ed il dipendente addirittura comprende la situazione e si fa da parte. Uno ha pianto abbracciato al datore di lavoro in lacrime. Altro esempio è la collaborazione tra le figure in questione con altri imprenditori: io imprenditore licenzio un dipendente di valore per motivi economici, quindi senza nemmeno avere un rapporto di amicizia o affettivo come sfondo, ma lo presento ad un collega imprenditore amico che può assumerlo e salvargli l'esistenza.
    Tu hai più voce di molti di noi, sai che tutto uesto fa parte della normalità ma ti auguro di poterlo rinfacciare al primo Paolo Ferrero che ti ricapita di rivedere.

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  7. Ulrico Viganotti03 aprile 2012 20:23

    Fondamentalmente il costo del lavoro è dovuto da quattro fattori: 1. le retribuzioni nette (quello che va in tasca al dipendente per intenderci comprese 13a e 14a), 2. l'IRPEF (le tasse sul reddito delle persone fisiche) 3. gli oneri fiscali (versamenti INPS pensionistici e versamenti INAIL per l'assicurazione sul lavoro) e 4. il TFR (Trattamento di fine rapporto). Solo la prima voce di costo è reddito disponibile per il dipendente, tutto il resto sono solo costi aggiuntivi che l'azienda deve comunque coprire e vanno in buona parte nelle tasche dello stato. Per una busta paga mensile di 1200,00 euro netti, l'azienda deve pagare un costo aggiuntivo di circa altri 1200,00 €. E' come se ogni dipendente costasse per due.

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  8. Credo che non avresti potuto esprimere meglio quelli che sono I miei pensieri riguardo l'argomento. Credo che oltre l'articolo 18 in tutta la manovra del lavoro, che non e' sbagliata in diversi punti, manchino I punti fondamentali per far ricrescere l'occupazione e quindi l'economia italiana.

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  9. Mi rendo conto che, a volte, l'argomento possa sembrare ostico, ma se non ci informiamo ed esprimiamo, altri prenderanno decisioni che riguardano il nostro futuro.

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  10. Dovremmo fare in modo che I ragazzi che navigano ogni giorno sui social network leggano anche post interessanti come questo, che si informino di piu' per capire meglio come affrontare il loro futuro..... Magari con una bella rivoluzione sociale tranquilla ma che coinvolga chiunque.

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  11. La proposto è ottima. Peccato che si scontri con la realtà del Paese. La pressione fiscale non potrà essere ridotta finchè non ci saranno tagli drastici alla "cosa" pubblica. Partiamo da qui. Io propongo di abolire le Province e i rimborsi elettorali. Blocco delle assunzioni nella PA. Taglio del 50% ai vitalizi dei parlamentari con effetto retroattivo. Infine, tasserei una volta e per tutte l'unico settore che non va mai in crisi: la prostituzione.

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  12. Confermo in pieno le tue osservazioni.
    Una riforma del lavoro che parte dalla fase patologica del rapporto, per quanto condivisibile, è quantomeno monca. La creazione di elasticità in uscita deve essere bilanciata con una maggior "disponibilita" ad assumere.
    Con questa riforma, il Governo propone un modello diverso. Si cerca di passare dal modello conflittuale, osannato ancora oggi dalla CGIL con buona compartecipazione di una parte dei giudici, per un modello di partecipazione e cogestione delle controversie e, più in generele, della vita aziendale.
    Il maquillage operato sulle diverse tipologie contrattuali ha il merito di aumentare la certezza del diritto, ma non aumenterà le assunzioni.
    Per aumentare le assunzioni occorre, come tu dici, abbassare il costo del lavoro. Una delle soluzioni può essere una profonda riforma dello Stato Sociale.
    Lo Stato Sociale italiano è impersonale. Significa che le pensioni (e le altre voci di welfare) vengono pagate da coloro che sono forza lavorativa attiva.
    In un paese che è ha un indice di natalità pari a 1,3 vuol dire il suicidio. Significa che arriverà un momento, in cui non saremo più in grado di pagare le pensioni, a maggior ragione se l'indice di disoccupazione è quello odierno, se non aumentando ulteriormente l'età pensionabile o gli oneri contributivi.
    Quindi, al fine di ridurre il costo del lavoro, si potrebbe pensare sin d'ora, magari per i nuovi assunti, di non dover pagare più gli oneri contributivi a carico di lavoratore e datore o di ridurli sensibilmente. Nettizzare parte delle somme che oggi sono versate all'INPS e dare la possiblità, da un lato al datore di risparmiare sul costo del lavoro, dall'altro al lavoratore di scegliere se destinarle ad un fondo pensione, investirle o spenderle come preferisce. Ciò innescherebbe, a mio modestissimo parere, diversi benefici per le aziende e l'economia in genere.
    Il messaggio che vorrei arrivasse è che, continuando questo trend, i soldi versati dai lavoratori all'INPS nella prospettiva di una pensione è più che probabile che non assolveranno la loro funzione di sostentamento per i futuri pensionati, nemmeno nella misura quasi irrisoria delle pensioni attuali.
    Pertanto, la domanda da sottoporre ai lavoratori oggi dovrebbe essere: Siete disposti a continuare a versare soldi all'INPS nell'ottica di una pensione che non avrete mai o preferite averli in busta paga e gestirli come meglio credete?
    La "soluzione" da me prospettata necessiterebbe di maggiore approfondimento, impossibile in un commento, spero almeno di non avere tediato i tuoi affezionati lettori.

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  13. Concordo con Federica che ha sintetizzato brillantemente con chiarezza e passione dei concetti non facili da spiegare al grande pubblico. Sono d'accordo anche con il bel approfondimento di Pierpaolo, il welfare state italiano deve interrogarsi proprio su quelli che sono i suoi fondamentali... dare la possibilità ad ogni individuo di poter scegliere se continuare a dare fiducia all'Inps che a tutti gli effetti gestisce larga parte dei risparmi di una vita di lavoro o di intraprendere un piano pensionistico privato dovrebbe essere un diritto di tutti noi.

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  14. Bella e brava! Si deve lavorare sia sull'articolo 18 che sull'irrigidimento del lavoro in entrata (diciamo, togliere le modalità di sfruttamento)! Buon lavoro, da studente (quindi qualche annetto in meno di te) te lo auguro! Brava davvero, serve gente così in Italia. RIFORMIAMO LO SPIRITO IMPRENDITORIALE ITALIANO!

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  15. Considerazioni condivisibili ma troppo ancorate alla propria realta' imprenditoriale; spesso i problemi economici delle aziende promanano dalla scarsa produttivita' del lavoro e dall'impossibilita' di licenziare; se per converso cio' accadesse nuovi, più motivati e maggiomente competenti, lavoratori si affaccerebbero all'agognato mondo del lavoro; probabilmente rinnovato sarebbe anche lo sprone per chi gia'opera nell'attuale contesto competitivo.

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