Distesa di papaveri nell'estate salentina

Distesa di papaveri nell'estate salentina
fotografia di Simone Massafra

venerdì 22 giugno 2012

Formattiamo il PDL: ultimatum ad Alfano



Le parole non bastano più, sono molti gli argomenti che la politica deve risolvere ed affrontare per riacquisire la credibilità e la fiducia degli italiani.

Partiamo dal principio.

Molto rumore hanno fatto i rimborsi elettorali ai partiti, attribuiti in modo spropositato e senza nessun reale controllo sui costi sostenuti.

Ma voi lo sapevate che questi rimborsi vengono ripartiti in 5 anni di legislatura, anche se questa è caduta e magari ne è iniziata già una nuova?

La storia politica italiana ci ha dimostrato che tutti i governi, tranne uno, non sono riusciti a terminare i cinque anni di mandato, costringendo il Paese a tornare alle elezioni (sostenendone anche i relativi costi) o ripiegando su Governi pro-tempore tecnici.

Bene, quando questo accade il rimborso ai partiti non si interrompe!
No, le tranches continuano ad essere pagate per 5 anni, magari anche a partiti che si sono sciolti e non esistono più (vedi la Margherita!)

Da questo spunto, e molti altri, partono le proposte dei formattatori che lanciano ad Alfano una sfida, salvare la faccia del PDL stabilendo regole interne di trasparenza.

Ne sarà all'altezza?

Ecco il video:



L'intero documento è reperibile su: www.formattiamoilpdl.it

martedì 19 giugno 2012

Emozioni che non subiscono il trascorrere del tempo.



Mettere in moto spingendo con il pedale, aspettare che si riscaldi qualche istante, chiudere l'aria ed ingranare la prima.

Sperare ad ogni semaforo che non si spenga ed essere soccorsa, spesso, da anziani signori che condividono i loro piccoli trucchi e ricordi di gioventù.


Il suono scoppiettante del motore lievemente truccato e l'impossibilità di conoscerne la velocità effettiva.


La soddisfazione di ingranare la terza ed ultima marcia.


E poi c'è la miscela, il saltellare sul sellino per legare l'olio con la benzina, il peso ingombrante del puro alluminio, memore di un tempo in cui la plastica non esisteva.


Tutto, in equilibrio su tacco 12. 

Ecco la mia routine mattutina. 


A cui non rinuncerei mai, per nessun modernissimo e agevole scooter.


p.s. per oggi niente politica, solo una piccola finestra sulla vita.


lunedì 18 giugno 2012

Formattiamo il Pdl: leccapiedi in cerca di una poltrona?

da sinistra: Piero Tatafiore, Alessandro Cattaneo, moi, Andrea Di Sorte, Giorgio Silli

Il 26 Maggio, l'hashtag di #formattiamoilpdl ha preso forma umana a Pavia.

Grillo ha svelato al mondo che "il popolo della rete"* non è liquido, sfuggente e astratto.
Gli uomini e le donne che si esprimono in rete hanno volti e nomi che non hanno paura di oltrepassare lo schermo del computer.

Questo valeva già prima del fenomeno 5 Stelle, ma lo ringraziamo comunque per l'assist.

E ora, cosa faranno questi formattatori, che tanto rumore hanno generato, tanto da essere definiti "corrente del Pdl"?
Si allineeranno in cerca di una comoda poltrona?
Chiederanno di essere nominati dall'alto per qualche carica, tacendo ogni spirito rivoluzionario?

No. Scendono in campo.

Come? in due mosse.

1.
Sabato mattina Alessandro Cattaneo, (che sotto potete ammirare durante una formalissima cena di lavoro) sindaco di Pavia a soli 29 anni e ingegnere, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera.
Non lasciatevi ingannare dall'aria da cherubino, perché con i suoi occhi azzurri ammalia mentre cinge una spada da vero guerriero.
Alla giornalista dice senza mezzi termini:
Se il PDL non cambierà davvero, siamo pronti a scendere in campo alle primarie. Anche contro Alfano.
2.
Dal 21 giugno inizieranno degli appuntamenti fissi in cui, sempre mettendoci la faccia di cui sopra, daremo al PDL delle linee guida su come dovrebbe essere il partito secondo noi.
Ideali chiari, puliti e trasparenti.
Rivoluzionari perché oggi non sono attuati.

Lo so, sono stata vaga a questo proposito. Ma mancano solo 3 giorni..
Volete essere aggiornati quotidianamente?
Avete domande che preferite porre fuori dagli occhi onniscienti della rete?
Scrivetemi una mail con i vostri dati ed inviatela a vivendolapuglia@gmail.com

Siamo già tantissimi ma è impossibile essere troppi.

Alessandro, nella classica posa di giovane impomatato

Intervista al Corriere, clicca per ingrandire



*brrrr. brivido per aver usato anche io questa definizione inesistente.

giovedì 14 giugno 2012

Vendola: la Puglia merita una Sanità migliore!

Immagine gentilmente concessa da Luca Rutigliano

La scorsa settimana, in Puglia, la Giunta Vendola  ha tagliato 21 ospedali e 2.200 posti letto.


A questo punto, mi sorgono diverse domande:
  1. Nel 2005 Vendola non vinse la campagna elettorale proprio criticando il riordino ospedaliero di Raffaele Fitto?
  2. Chiudere ospedali è davvero l'unico modo per tagliare le spese? O è solo il più semplice?
  3. Dopo il taglio di ben 21 ospedali, ed il conseguente risparmio economico, è prevista anche la riduzione delle accise regionali sulla benzina, fra le più alte d'Italia?
Le ho poste tutte a Saverio Congedo, consigliere regionale del PDL nelle ultime tre amministrazioni.


Ne sono usciti molti spunti ed informazioni interessanti, vi consiglio di investire i vostri prossimi 10 minuti vedendolo!


Ecco il video.

lunedì 11 giugno 2012

Almirante al funerale di Berlinguer: "Non sono venuto per pubblicità, ma per salutare un uomo onesto"

Almirante, durante il funerale di Berlinguer, dirà:

"Non sono venuto per farmi pubblicità, ma per salutare un uomo estremamente onesto". 

Quanti capi di stato e leader politici, che si sono combattuti tutta la vita tra gli scranni del parlamento e le colonne dei giornali, direbbero oggi la stessa cosa rivolgendosi all'avversario?

Soprattutto, quanti lo affermerebberò con sincerità e non a a favore di telecamera?

Il 13 giugno del 1984 non ero ancora nata, ma credo che il seguente articolo andrebbe letto nelle scuole per insegnare il rispetto ed il senso civico delle istituzioni.

Non possiamo aspettarci che i cittadini italiani volgano con deferenza lo sguardo ai politici se, prima, gli uomini che si fronteggiano fra Governo ed opposizione, non si rispetteranno a vicenda.

da Repubblica del 13 giugno 1984

ALMIRANTE VA A BOTTEGHE OSCURE E SI INCHINA 

DAVANTI ALLA BARA


ROMA - Ma che ci fa Giorgio Almirante, assorto, a capo chino, davanti alla bara di Enrico Berlinguer? Perplessa, forse stizzita, la gente che preme oltre le transenne sotto il sole cocente di mezzogiorno se lo chiede senza darsi una risposta. Il fatto è assolutamente inedito e sorprendente: per la prima volta, il segretario del Movimento sociale (preceduto da una telefonata di "sondaggio") ha varcato il portone delle Botteghe Oscure ed è stato ricevuto da due dirigenti comunisti del livello di Nilde Jotti e Giancarlo Pajetta. Proprio così: un ex grande comandante partigiano, "Nullo", faccia a faccia per un quarto d' ora con l' uomo che fu accusato (ma ne seguirono smentite e querele e processi) d' essere stato una pedina della Repubblica sociale. Ed ora eccolo Almirante, che ritto, nel suo impeccabile abito grigio, al centro della camera ardente, si fa il segno della croce e leggermente si inchina di fronte alla cassa di legno chiaro. Mentre il picchetto d' onore che in quel momento allinea sei membri della direzione del Pci (fra cui Cossutta, Cervetti e Chiarante) indirizza i suoi sguardi severi oltre la vetrata. La scena non dura che pochi secondi. Secondi di silenzio, appena appena incrinato da due o tre fischi, isolati provenienti dalla piazza. Poi il segretario dell' Msi se ne va, per l' ingresso di via dell' Aracoeli, ripetendo due volte, a richiesta di una troupe cinematografica, la storica uscita. Al microfono del regista Luigi Magni, Almirante dirà: "Non sono venuto per farmi pubblicità, ma per salutare un uomo estremamente onesto". Nessun incidente, niente polemiche, dunque. La gente ha scelto di tacere, di non riaprire, in questo momento, antiche ferite. Ed ha così, probabilmente, trovato la risposta che cercava. "Almirante - mi dice un giovane ingegnere che ha assistito alla scena - ha compiuto un gesto politico, calcolando i rischi ed i prevedibili effetti. Ma anche un gesto di cortesia, al quale non si può che rispondere con altrettanta cortesia". Per tutto il giorno è stato un lento, incessante, composto pellegrinaggio. Esponenti politici e rappresentanti delle istituzioni; l' Italia che conta e la gente che si incontra per strada, a scuola, in ufficio, nelle fabbriche: a migliaia sono passati per la camera ardente delle Botteghe Oscure. Da questo film lungo un giorno vediamo di estrarre alcune istantanee. Alle 7.30 del mattino, alcune centinaia di persone sono già in attesa dietro le transenne che formano un corridoio sino quasi a piazza Venezia. I pesanti portoni della direzione comunista sono ancora chiusi. Verranno aperti alle otto. Ed ecco già la prima auto blu scivolare lentamente lungo via dell' Aracoeli. Ne scende un uomo un po' curvo, dai capelli ormai quasi bianchi. E' il presidente del Senato, Francesco Cossiga che va a fermarsi in raccoglimento per un quarto d' ora davanti alla salma del cugino. La bara di Berlinguer, posta tra due epilastri ricoperti di velluto rosso, con sullo sfondo una nicchia che raccoglie la bandiera del 00276 Comitato centrale e il tricolore, è ornata soltando di un fiore. Due ore dopo i fiori inondano la sala; gli altoparlanti diffondono le note dell' "Adagio" di Albinoni (unica parentesi in un commento sonoro tutto dedicato a Bach e a Schubert). La gente entra da una delle porte dell' ampia vetrata, sfila rapidamente davanti al feretro posto fra i palmizi ed esce da un' altra porta sullo stesso lato. E c' è chi saluta a pugno chiuso, chi abbassa il capo, chi si segna. Il ministro dell' Interno Oscar Luigi Scalfaro si ferma un attimo di lato. S' avvicina alla bara e lascia sul legno un bacio con la punta delle dita. Al ritmo di tre o quattro minuti per volta si danno il turno i picchetti. Funzionari di partito, sindacalisti di fabbrica, rappresentanti di categorie. Passano le divise dell' Alitalia, le pesanti tute coloro tabacco dei vigili del fuoco, con elmo e stivali di gomma; ma anche i vestiti di tutti i giorni di tanta gente anonima. I sei uomini in abito scuro che, intorno alle undici del mattino, montano la guardia d' onore, hanno, invece, facce conosciute. E' la delegazione socialista, guidata dai vicesegretari Martelli e Spini, con Balzamo e Covatta, Manca e Formica. Il colloquio con il vertice del Pci è durato quasi un' ora. E' stata una visita molto intensa, dicono. E' difficile dare la sequenza completa nelle presenze di tutti gli uomini politici. La Dc si presenta con Piccoli e Rognoni. Ma poi vengono anche Forlani e Zaccagnini, Martinazzoli e la senatrice Falcucci, per citarne soltanto alcuni. Al gran completo il vertice del Pri, con Spadolini, Gunnella, La Malfa, Del Pennino, Ferrara. Arrivano poi Saragat, Nicolazzi, Colombo, De Martino, Bozzi, tutto il Parlamento, insomma, passa per via delle Botteghe Oscure. Ed ecco la figura marziale, immobile sull' attenti, del generale Bisognero, comandante dei carabinieri. L' alto ufficiale ha parole di grande stima per Berlinguer: "Non era soltanto il leader di un partito politico, ma un punto di riferimento per la democrazia italiana". Nella camera ardente spicca ora l' abito turchese, ornato da una corona bizantina di monsignor Hylarion Capucci, l' arcivescovo greco-malichita di Gerusalemme. Poi compare, d' improvviso, il gruppo tutto in nero dei diplomatici vietnamiti che, velocemente, si schierano compatti davanti alla bara. Pallido, il viso tirato, Alberto Moravia si ferma un po' defilato con accanto Carlo Lizzani. Non dice nulla. Ma poco dopo l' ufficio stampa del Pci renderà nota una sua lettera a Letizia Berlinguer, la moglie del segretario. Vi si parla della morte ingiusta, prematura e crudele di suo marito"; si accenna ad un recente incontro, alla "simpatia" provata, al rammarico "di non averlo conosciuto meglio e più a lungo". Tra un arrivo e l' altro, tra una personalità e l' altra la fiumana di folla che ora parte da Piazza Venezia continua a scorrere ordinata, silenziosa. Ai lati della strada, sui marciapiedi, si infittiscono le corone di fiori. C' è n' è una al "compagnero Berlinguer" e c' è un cuscino di fiori di Solidarnosc. Molte le donne; a prima vista, si direbbero in maggioranza, almeno di mattina; e molti i giovani che sembrano i più facili alla commozione. Una troupe cinematografica riprende il lento fluire della gente, si ferma sulle facce, osserva, registra. 00325 E' soltanto un pezzo del film che un gruppo di registi (Magni, Vivarelli, Russo, Maselli, Scola, Benigni, Bertolucci, Lizzani e Liliana Cavani) girano in questi giorni, come accadde per i funerali di Togliatti. Dalle regioni più lontane, cominciano ad arrivare gruppi organizzati. Ce ne è uno, assai nutrito, che si fa notare per il suo accento sardo. Molti hanno scelto i registri per lasciarvi con le firme, anche un ricordo. Sono graffiti variamente interpretabili, ma crediamo, anche testimonianze di affetto sincero. Le firme: le più varie; ora incerte, ora decise. E c' è anche chi ha voluto lasciar nome e cognome con accanto la specificazione: "imputato del 7 aprile". Poesie. Pensieri di riconoscenza. Ed anche la promessa di una donna: "Il mio bambino porterà il tuo nome". Oppure il semplice e schietto: "Ciao Enrico". - di ALBERTO STABILE





sabato 9 giugno 2012

Chiudo gli occhi, raccolgo le idee e respiro il Salento.

Ci sono giorni in cui si ha bisogno di fermarsi, raccogliere le idee e riflettere.

Sono state settimane frenetiche, veloci ed inaspettate quelle che ho vissuto ultimamente.

La mia natura è sanguigna ed istintiva ma, ogni pasionaria che si rispetti, ha bisogno di profondi ed intensi periodi di riflessione che seguano o precedano immancabili colpi di testa.

Oggi è stata una giornata in cui raccogliere i pensieri e guardare al futuro.

Ognuno di noi ha una propria ricetta per quei momenti in cui si sceglie di stare soli con se stessi.
I miei ingredienti prevedono il verde, un libro e possibilmente il sottofondo musicale di Allevi e Einaudi.
Da questa cornice, vi scrivo.

Oggi si raccolgono le energie, da domani, ricominceremo a lottare.

mercoledì 6 giugno 2012

Il PDL è contro o a favore dell'IMU?

"L'elettorato del PDL è frastornato, un giorno approviamo l'IMU e il giorno dopo una parte del partito minaccia di scendere in piazza contro l'IMU!
Un giorno approviamo i decreti di Monti e il giorno dopo alcuni dichiarano lo sciopero fiscale!
La nostra gente non ci vota perchè non capisce cosa vogliamo e non vede più nel PDL coerenza e affidabilità".
Renato Schifani, PDL
Presidente del Senato della Repubblica

La nostra risposta:

Nel Pdl serve un chiarimento! Questa volta non sono  quattro "ragazzotti" a chiederlo, ma la seconda carica dello Stato. 
Ci fa piacere che la richiesta  di un' "operazione verità" venga da una persona che, nel partito come nelle istituzioni, si è sempre dimostrata obiettiva e mai volgare o faziosa negli argomenti. 
Faremo avere al più presto al presidente Schifani il caschetto giallo del formattatore. 
   
Il presidente del Senato tocca un punto sensibile sul presente e sul futuro del Pdl. Lo stesso che i formattatori a Pavia e ancor più di recente hanno messo in evidenza: serve una linea coesa sulle decisioni da prendere e più coerenza e collegialità nel portarle avanti. 
  
Sì, nel Pdl serve proprio un chiarimento! Ed è questa la premessa imprescindibile se si vuole recuperare il bacino di elettori delusi, indecisi o peggio convertiti e  per tornare sullo scenario politico con un progetto più solido e credibile. 
  
Noi formattatori non ci rassegniamo a Beppe Grillo. Al contrario lo insidieremo per dimostrare che la politica delle urla non porta a nulla. Parma docet (almeno fino ad oggi).

Ora più che mai: #formattiamoilpdl










martedì 5 giugno 2012

Raffaele Fitto e #formattiamoilpdl. La mia intervista.


Chiedere una rivoluzione politica, non attira molta simpatia nella classe che teme di essere "formattata".
Diversi parlamentari del PDL, famosi per aver sempre coordinato il partito, guardano con diffidenza al nostro movimento spontaneo.
Altri invece, dopo Pavia, hanno avuto la sponda giusta per dire ad alta volce quello che si sussurrava da tempo fra i banchi del Parlamento.
Abbiamo bisogno di un cambiamento, mirato a riconquistare gli elettori del centrodestra ma soprattutto la fiducia nella classe politica.

Sembra di questo avviso anche l'ex Ministro Raffale Fitto, che ho incontrato ieri ad una conferenza  romana, e ha accettato di rispondere a qualche domanda sul futuro che ci attende.

Come sempre le mie domande non sono tenere.
Però devo ammettere che non si è tirato indietro.

Da poco assolto da tutte e due le imputazioni di falso ascrittegli nel processo "La Fiorita", Fitto si esprime a favore dei movimenti che danno una scossa al partito e ne stimolano la discussione.
Naturalmente, ad ogni buona protesta deve seguire una proposta ed a questo tutto il gruppo di "Formattiamo il PDL" sta lavorando incessantemente con serrati scambi di mail.

Il tutto verrà svelato nel corso del prossimo evento.

A proposito, volete essere informati delle nostre iniziative?
Scrivete a: vivendolapuglia@gmail.com, indicando: nome, cognome, città di provenienza e recapiti.

Un parere:
secondo voi Fitto ha un profilo twitter ma non me lo ha voluto dire? ;)

domenica 3 giugno 2012

Al centrodestra non basterà cambiare il nome del partito.

Ieri, sul Corriere della Sera, così si concludeva l'editoriale di Galli della Loggia:

"Sorprendentemente nel Pdl continua a non sentirsi alcuno dotato di qualche autorevolezza capace di parlare con la voce della verità. Ancora e sempre tutti aspettano, allineati e coperti, gli ordini di Berlusconi. E così tutti prendono sul serio, almeno all'apparenza, l'idea patetica che il problema sia quello del contenitore, quella di inventarsi un nome nuovo, o di mettere dei «giovani» al posto dei «vecchi»; tutti fingono di credere che sia ancora possibile, a tempo quasi scaduto, tirare fuori dal cappello il coniglio del presidenzialismo o l'idea pazza che l'Italia si metta a stampare euro in proprio. Tutti fingono volenterosamente che bastino espedienti simili per far tornare l'età dell'oro. La quale invece è finita per sempre, messa in fuga dagli errori di un anziano demiurgo che ormai ha smarrito i suoi poteri."

Pensare che per salvare il primo partito d'Italia, fino a 4 anni fa, basti cambiare nome, simbolo ed inno è il più grande errore possibile.
Serve un'inversione di marcia concreta che riguardi metodi di selezione e governo del Paese.

Allo stesso tempo, siamo degli illusi se pensiamo che sia sufficiente sostituire i "vecchi" con giovani di belle speranze.

Serve merito e metodo.

Come?
Non smetteremo mai di ripeterlo:
primarie e primarie.

Per scegliere tutti i candidati, compreso leader del partito e Presidente del Consiglio.

Ovviamente solo questo non basta, ma è un buon inizio.


sabato 2 giugno 2012

I giovani hanno bisogno di una guida. Ma attenti a scegliere quella giusta.

Ieri sono partita per Spilimbergo, dove un gruppo di giovani ha deciso di riunire "50 talenti italiani" per scrivere delle proposte che facciano crescere il nostro Paese.
Non è facile, in 24 ore, convogliare il pensiero di tanti e diversi sconosciuti per far uscire una linea comune, ma l'iniziativa è stata molto formativa ed ispirante.
Tanti ragazzi che vogliono costruire, affiancati da italiani che ce l'hanno fatta e che offrivano la propria esperienza.
Ideali e competenza si sono sposati a meraviglia con l'esperienza di chi ha tanto da insegnare.
E noi abbiamo tanto da imparare.

Tutti assieme intorno ad un tavolo abbiamo discusso animatamente di futuro.
Poco importa che si fosse in sessione plenaria o in un pub, i discorsi che hanno animato le nostre ore facevano trasparire la voglia di mettersi in gioco non più domani, ma oggi.

Mentre ero immersa e rapita da questa atmosfera frizzante e costruttiva, mi arrivano i flash in cui Berlusconi annuncia:
"I giovani che vogliono governare non sono ancora pronti.
Hanno bisogno di una guida come Verdini".

Avete presente lo stridere delle ruote sull'asfalto quando si frena all'improvviso?
Ecco, mi è sembrato di udire quel suono mentre correvamo verso il domani.

Presidente Berlusconi, senza dubbio il consiglio e l'esperienza sono indispensabili per le nuove generazioni, ma scegliamo con attenzione chi debba essere la nostra guida.

Perchè, come tutti i ragazzi non sono validi, questo vale anche per molti anziani politici.

Affermazioni di questo tipo, in cui i giovani (che poi in Europa ci sono ministri che hanno 23 anni!) vengono sminuiti, non fanno che servire il Paese su un piatto d'argento a Grillo che non è la soluzione, ma il grido di dolore di chi non si sente più rappresentato.

venerdì 1 giugno 2012

Perchè gli applausi ad Alfano? #formattiamoilpdl



Caratterialmente non mi piace lasciare le questioni in sospeso.
Quando c'è un dubbio o un'incomprensione mi piace affrontarle di petto, chiarendo subito.

Il politichese non fa per me.

Quindi, oggi voglio rispondere alla domanda che molti (sinceramente o strumentalmente) stanno ponendo:

Perchè i formattatori hanno applaudito Alfano?

Iniziamo con un punto fisso: i formattatori NON hanno applaudito Alfano.
Guardate il video in alto, montato con occhio critico da Piazza Pulita.
Non notate qualcosa di diverso?

Chi ha partecipato ad una "convention", di Forza Italia prima e del PDL poi, ricorda sicuramente l'aria che si respirava, sfondi azzurri ed hostess strette in tubini neri.
Domande preordinate, polemica zero.

Ascoltate e guardate il video.
Deputati ed ex Ministri seduti in platea che si sottopongono alle critiche più aspre, dirigenti del giovanile messi in discussione apertamente, richiesta di dimissioni al segretario del Partito.

E tutti hanno risposto, tutti.

Infine, Alfano replica e per conquistare quegli applausi accoglie tutte le nostre richieste.
Abolizione del listino bloccato, primarie interne al partito per scegliere parlamentari e classe dirigente e la promessa di creare una nuova squadra entro giugno.

Non sono scattati applausi per Alfano, ma per le sue promesse.

Gli diamo fiducia, a tempo determinato, perchè a tutti deve essere data la possibilità di cambiare la rotta.